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…intesa come vita – esperienza quotidiana vissuta , contrapposta a una vita pensata o ideologizzata o pregata o comunque tematizzata??!?

E’ giorni che mi pongo questo quesito (dietro anche la lettura di Momo di M. Ende); dopo varie risposte sono arrivato a darmene una abbastanza convincente: io sono in fuga costante dalla mia vita verso altre vite in genere pensate – tematizzate – pregate – costruite a tavolino – sognate (tutte comunque senza progetto possibile) e quella che la mia vita reale di fatto non la vivo. Altro che mal di testa !!!

La perla preziosa

Davanti alla scuola,mentre saluto mio figlio, 6 anni, prima di lasciarlo la mattina; lo abbraccio e lo bacio come sempre, ma invece di dirgli i soliti “non fare questo e quello” mi esce: “Mattia sei bravissimo, vedo che fai tante cose belle e riesci a fare un sacco di cose, anche se di solito parliamo di quello che non va”.

Lui mi guarda contento e sorridente e , come avessi aperto un rubinetto, mi dice con naturalezza ma anche con gli occhi aperti per confermare quello che prima gli avevo riconosciuto: “Babbo, nello zaino ho un aquilone che ho fatto io, ma gli mancano le stecche per farlo volare…” “Oh, Mattia, non ti preoccupare, quelle le possiamo mettere insieme”

vide e credette…


Quella dei due ragazzi della poesia di Carver “Felicità” (www.bombacarta.com/?p=693) è la coppia delle … possibilità, tanto per essere in tema con l’argomento del momento nel Blog di Bombacarta!

Mi rivedo in questi due, io adolescente, ove ogni ora era carica di possibilità, e in alcuni giorni questa “attesa attiva” era ad alta energia.

Mi vedo ora, 50 anni ad ottobre… che c’è ora? La possibilità di quei due ragazzi non c’è più, cosa sola apparentemente ovvia.

Cosa c’é, allora? In questo momento riesco solo a dire come mi vedo: un grande lavorio di mente, di anima, come è sempre stato, e lì ci sono con tutto me stesso, mentre la vita col suo quotidiano e le sue esperienze viaggiano staccate da me.
Non vorrei proprio che fosse così ma è proprio così; anzi, mi garba anche; o almeno, mi rispetto per questo lavorio interiore e questa fatica a vivere la vita e a farne l’esperienza.

Infatti a un precedente gdl portai la poesia della Dickinson, troppo bella:

La battaglia che l’anima combatte
con nessuno – è di tutte
le battaglie esistenti
di gran lunga la maggiore-

Non se ne ha notizia fuori
la sua campagna incorporea
rivendica – e termina -
invisibile – sconosciuta -

né annali – la registrano -
Come legioni della notte
che il sole disperde – questa resiste -
esegue – e termina -

(n° 594, ed. Meridiani Mondadori, p.669)

il mio e il vostro affanno

“Lavoriamo di continuo a dare una forma alla nostra vita, ma nel farlo copiamo senza volerlo, come si copia un disegno, i tratti della persona che siamo, e non di quella che ci piacerebbe essere”

M.Proust, Recerque, La parte di Guermantes I, Meridiani, vol.II, p.223