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Anche quando io sto fermo o quasi , come oggi, Lui continua a operare in vari modi… ora mi viene da contemplare quello della Chiesa Orante e di quella Sofferente… ma anche lo vedo presente, nonostante la mia consapevolezza, nel mio esserci, nel dono dell’essere fatto a me e alle creature intorno a me. Che cosa stupenda !! Tutto consiste in lui, anche quando la nostra risposta è simile alle pietre , le quali però sanno riscaldarsi al sole e bagnarsi alla pioggia. Così anch’io voglio benedire questa giornata apparentemente a-morfa, ma solo apparentemente perché rivestita delle forme di Dio.
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Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón Milano, 4 novembre 2009
- Racconta una: Lavoro in una scuola (faccio la segretaria) e durante questo mese è venuta una ragazza, per aiutarmi a mettere a posto l’archivio; durante questo periodo ci siamo trovate proprio bene e siamo diventate amiche. L’altro giorno lei ha saputo che il lavoro da noi finirà; e quel giorno siamo andate a casa abbastanza tristi. La mattina dopo arrivo in ufficio e lei mi dice: «Sai, ho deciso di andare a Messa a Trivolzio». Lei non è una persona di Chiesa, non c’entra niente con noi, ma sentendomi parlare a scuola di Trivolzio le è venuta voglia di andare a vedere il sito internet e ha letto tutto. Si è fatta passare sia tutto il sito di Trivolzio sia tutto il sito di Cl, poi è stata zitta un attimo e ha aggiunto – queste sono le parole testuali –: «È troppo bello; infatti, se vedi, oggi ho cambiato faccia». A me è venuto un magone incredibile perché il giorno prima era – diremmo – stata “fregata”, eppure quelle cose che aveva sentito, tante volte neanche rivolte a lei, erano così corrispondenti a ciò che desiderava che questa bellezza ha prevalso anche sul fatto che avesse perso il lavoro. Davanti a questo fatto il mio cuore ha veramente sobbalzato e devo essere sincera, per la prima volta il mio pensiero non appiccicato, non inventato, è stato: «È Lui, è Gesù». Non poteva essere che Lui, talmente affascinante da farsi incontrare tramite la mia povera persona e da superare di gran lunga il desiderio in quel momento apparentemente più importante per la mia amica, che era il lavoro. Da quel momento, quando mi alzo per andare al lavoro il mio primo pensiero è per Lui: è una curiosità pazzesca di vedere dove e in che modo Lui ancora oggi si farà riconoscere. Mi sembra di capire che questo forse è l’inizio dell’esperienza perché segna un passo da cui uno non può più tornare indietro.
Cioè il giudizio è la cosa meno artificiosa che ci sia.
- Sì, perché è riconoscere, è dire: «Cavoli, è proprio Lui»!
«Oggi ho cambiato faccia»: se uno non arriva fin lì, si perde il meglio dell’esperienza, perché il segno che uno ha riconosciuto qualcosa quando non sono cambiate le circostanze – come in questo caso: non è che ha trovato lavoro – è il cambiamento che accade. Poi, tutto quanto c’è dentro quel sobbalzo dovrà scoprirlo pian piano; è già qualcosa questa ricerca che ha fatto, ha intuito qualcosa, ma di fatto sarà approfondire quello che è già successo, la natura di quello che è già successo, prendere consapevolezza di tutto questo. Grazie.
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Cogliere la bellezza del reale perché tutto consiste in Lui: oggi Mattia osservav
a che i pannelli della doccia erano fatti con disegni di goccie di acqua che sembravano veri. Li ho guardati: aveva ragione, non ci avevo mai fatto caso. La realtà , nella sua semplice bellezza era lì, ma io non l’avevo vista. Così è della sua Presenza e dei suoi segni , come questo, piccole goccioline di acqua, disegnate a macchine da uomini, ma così simili alla realtà che un bambino se ne stupisce… stupisce : oserei dire che non fosse per altro questa giornata varrebbe per questo fatto, per l’esperienza della bellezza che Mattia ha fatto, per la testimonianza che me ne ha data e per l’esperienza che ha fatto fare a me della Bellezza.
Oggi ho fatto un’altra esperienza che in questi giorni si ripete: sono stato in casa ad aiutare Helga, a giocare con Mattia, a sistemare la casa, cose che avrei fatto con alienazione, cioè aspettando di fare cose per me; invece sentivo e vivevo queste come la mia vocazione, una vita piena per me, in queste cose semplice, ma c’ero tutto, perché sentivo di accettare il piano di Dio per me che è questo, passa attraverso le piccole cose di ogni giorno della famiglia e del lavoro, delle apparentemente banali relazioni di condominio e della spesa al DiMeglio. E qua c’è la vita mia non la morte, e se c’è morte e per maggiore vita, cioè c’è vita nel senso che c’è aria pura, bene, letizia, gioia per me, anzi il Signore mi ama a darmi questa vita “semplice” ; in questo quotidiano , se io apro gli occhi ho di che vedere le Meraviglie del Reale e dell’Umano!!!
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E’ incredibile come sia facile perdere la sintonia con le categorie fondamentali del Cristianesimo, tale e tanta è l’anestesia in cui la cultura odierna ci immerge, tanto sono spariti d’intorno a noi i segni di Dio e della sua presenza, che rendevano come un sacramentale la realtà che ci circondava.
Sapere che è nella debolezza che si manifesta la forza di Cristo, che nella sofferenza il Signore apre strade più ampie e che può essere strumento di amore, che a noi spetta più il compito di assecondare l’opera della Grazia perché chi opera è Lui, che quindi ogni giorno essere aperti alle novità che lui sicuramente ci mette sul cammino e riconoscerlo quando accade e viene…
E’ incredibile… è stupendo, vivere così il Vangelo è stupendo, è liberatorio, allarga il cuore, ti fa entrare in rapporto con Cristo a duemila, spogliato delle tue sicurezze e perciò più recettivo; ma come si dimentica!
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Stasera don Carron mi ha colpito per i commenti fatti alle esperienze della SdC: è tutto così semplice, basta essere aderenti all’esperienza che si fa e se non si fa essere leali; e il giudizio che ne viene se è vera esperienza , cioè risponde al cuore, non è faticoso ma viene spontaneo, anzi è un contraccolpo del reale.
Spesso in questi giorni ho fatto troppi ragionamenti, ho “letto” troppo il reale, invece di viverlo: è tutto più semplice .
Tornato a casa stavo preparando l’acqua per Helga e mi è venuto in mente come , è stato detto anche stasera, il male è che si dà tutto per scontato! Invece quanto è bello accorgersi della bellezza e del dono che posso ricevere dall’incontro con una persona, come mi è capitato oggi nel sorriso bello e da vecchio saggio pratese di un paziente che è venuto a farsi il vaccino!
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Sempre andando a Torino con mia moglie vengo sorpreso dal senso religioso, anzi religiosissimo di quest’altra canzone:
EPPURE SENTIRE (UN SENSO DI TE)
A un passo dal possibile
A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me
Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho
Eppure sentire
Nei fiori tra l’asfalto
Nei cieli di cobalto – c’è
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio – c’è
un senso di te
mmm…mmm…mmm…mmm…
C’è un senso di te
mmm…mmm…mmm…mmm…
Eppure sentire
Nei fiori tra l’asfalto
Nei cieli di cobalto – c’è
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio – c’è
Un senso di te
mmm…mmm…mmm…mmm…
C’è un senso di te
mmm…mmm…mmm…mmm…
Un senso di te
mmm…mmm…mmm…mmm…
C’è un senso di te
(Grazie a Teli per questo testo e a Francesco per le correzioni)
Ricordo la crepa famosa di cui parlava Don Carron all’incontro di inizio anno, crepa attraverso cui può entrare Dio, crepa come possibilità, non come debolezza e inizio della fine. Qui la crepa di Elisa sono i sogni in fondo a un pianto, dei fiori sull’asfalto, un cielo particolarmente bello, un silenzio che dura oltremodo. Bellissimo. Elisa sei forte.
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Questa bellissima canzone di Elisa è il segno di un desiderio del cuore sincero e vero e di un apertura al sole , quello Vero, che irradia Luce e Calore anche di notte… Anche se non lo sa ma Elisa e Sephiroth che l’ha ispirata partecipata della Grazia divina.
QUALCOSA CHE NON C’E’
Tutto questo tempo a chiedermi

Cos’è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così
Così un giorno
Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica
Non molto tempo
Dopo quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità
E la verità è che
Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare il sole sorgere
Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà
Senza cuore così
Solo per far rumore
Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare
Il sole sorgere
E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c’è un segreto
E’ fare tutto come
Se vedessi solo il sole
Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
E non
Qualcosa che non c’è
(Grazie a Sephiroth per questo testo)
E non qualcosa che non c’è: questo è forte, e personale per me: tante illusioni libresche, costruzioni di personalità a tavolino, psicologico o monastico.
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Sono certamente più tranquillo da quando accetto che la storia sia Lui a condurla ; i giochi sono più belli da vedere , lo stupore paga di più degli sforzi e delle analisi. Non accettavo la storia che Dio stava facendo con me , ne volevo fare una io , giorno per giorno, sbattendo continuamente il muso, e arrabbiandomi perennemente perché non mi bastava mai il tempo per fare i miei piani. Sapevo , perché frequentavo Bombacarta, il Focusing, De Lubac e alcuni scrittori, che la meraviglia , la visione nuova era all’origine di una nuova partenza della Nuova Creatura rigenerata dalla Croce e Resurrezione nelle acque del Battesimo e col pane Eucaristico. Infatti il mio passo preferito del vangelo era quello del cieco di Gerico che urla perché Gesù gli apra gli occhi.
Non vedevo niente, non vedevo la realtà, Dio che opera continuamente, e allora tentavo di costruirmi una realtà posticcia mia, quasi sempre fatta di illusioni libresche e cose teoriche, cristianesimo bello da leggere e da parlarne.
Ora mi sveglio e dico “chissà oggi cosa il Signore mi riserberà di nuovo e di bello, che persone mi farà incontrare, che croci potrò offrire”, e la giornata si colora di attesa serena, l’ ansia non c’è perché non devono essere io a organizzare tutto ma io sono un collaboratore della Grazia (perché se qualcosa non c’entra pace, segno che i Suoi piani sono altri).
Inoltre, e per me è forse la cosa più significativa, sento che la vita ritorna a essere tale anche nelle piccole cose, in quelle banalità di cui è condita buona parte della giornata ma anch’esse vita, come farsi la barba, o portar via lo sporco ai cassonetti, o cambiare il laccio alle scarpe, o vestirsi, o pagare la bolletta alla posta facendo la fila dopo avere riempito il bollettino mentre aspetti… Prima questa roba qui non la vivevo, era di passaggio per cose più nobili; ma le cose nobili erano talmente poche che la vita vera si riduceva a poche ore all’anno, tutto il resto era alienazione. Adesso, non saprei neanch’io giudicare bene l’esperienza che sto facendo, ma è come se anche le piccole cose della vita avessero più importanza.
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Stamattina , all’alba, appena svegliato, leggo queste parole dall’articolo su Tracce circa l’esperienza di clausura di Vitorchiano: sta parlando una Suora e dice: “…e più si conosce sé , più ci si apre alla misericordia di Dio”.
Per me è stato un lampo di Grazia: io che in questi giorni mi sono conosciuto nel ripetere il peccato e mentre lo stavo per fare , mentre lo facevo e dopo averlo fatto sapevo, sentivo, ero ben consapevole di fare del male; e così pensavo a come ero fatto, a quanto ero meschino, a come in me si mescolasse il diavolo e l’acqua santa, ma in maniera che mi sorprende sempre, e che non vorrei mai; stamani ecco la risposta del Signore, attraverso questa testimonianza di questa sorella. Dio permette che ci conosciamo così meschini , così davvero peccatori, anche quando come Pietro, un minuto prima, avremmo detto che non lo avremmo tradito, così peccatori lucidi per quanto mi riguarda, perchè non pensiamo che con le nostre forze arriviamo a Lui ma solo per sua Misericordia, per usarci Misericordia.
E’ stata una autentica liberazione, una apertura, un respiro
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